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Bando Sicurezza Comune di Lamezia Terme

21/09/2009 L'Amministrazione Comunale nell'attuare il Progetto “Città del Commercio” ha approvato il disciplinare per l'utilizzo del Fondo di Sicurezza destinato a sostenere finanziariamente gli interventi finalizzati ad aumentare il livelli di sicurezza delle imprese, con l'ausilio delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie di sorveglianza. scarica il bando e la modulistica sul sito del Comune di Lamezia Terme http://www.comune.lamezia-terme.cz.it/?q=node/8386

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO IL CAPPIO

08/09/2009 .

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Il magistrato Marisa Manzini e la sociologa Antonella Ranieri hanno concluso il progetto di “Educazione alla legalità” organizzato dall’Associazione Antiracket Lamezia

09/05/2009 Questa mattina all’istituto tecnico commerciale “Valentino De Fazio” diretto dal preside Francesco Scoppetta si è concluso, per l’anno scolastico in corso, il progetto “Educazione alla legalità” che l’Associazione Antiracket Lamezia ( Ala) ha organizzato e condotto negli ultimi mesi. Ospiti dell’incontro Marisa Manzini, magistrato della Dda di Catanzaro, e la sociologa Antonella Ranieri. Quest’ultima ha illustrato i risultati del questionario che l’Ala ha distribuito nelle scuole tra gli studenti di un’età compresa tra i 16 e i 17 anni e che ha voluto essere una vera e propria “indagine sulla percezione di insicurezza”. Secondo i dati emersi l’89,23% dei ragazzi interpellati considera la ‘ndrangheta “ un cancro per la società”, la stessa percentuale di intervistati ha risposto che per sconfiggere l’organizzazione ‘ndranghetistica occorre più ordine e trasparenza nella vita pubblica e nelle attività delle istituzioni. I giovani lametini che hanno compilato il questionario hanno anche dato un giudizio negativo nei confronti della magistratura; per il 55,38% i giudici “ si comportano male” nel perseguire i reati, mentre “ discreto” è stato definito il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla polizia municipale. Un dato che ha fatto molto riflettere durante il convegno è stato quello cui hanno dato il loro assenso il 58,46% dei giovani, tutti che “fanno finta di niente se assistono a degli atti delittuosi e o vandalici. Su questo punto si è molto soffermata il giudice Manzini che ha esortato i ragazzi presenti all’incontro a rompere questo muro di omertà che ancora caratterizza negativamente la nostra realtà locale. Manzini ha ammesso che spesso l’attività svolta dalla magistratura sul territorio non è molto visibile, ma non si possono attribuire colpe e responsabilità in maniera unilaterale. << Se voi volete che questa società cambi – ha detto Manzini rivolgendosi agli studenti – allora dovete fare qualcosa anche voi. Prima di tutto, non potete restare indifferenti ed omertosi, non potete far finta di niente se assistete ad un atto criminale. La vostra è l’età più importante perché è quella in cui si forma quella coscienza che vi accompagnerà per tutta la vita>>. Al “De Fazio” questa mattina c’era anche il presidente dell’Ala Armando Caputo il segretario Tommaso De Pace e gli imprenditori Luigi Taiani e Rocco Mangiardi, entrambi componenti dell’associazione. Taiani e Mangiardi hanno raccontato ai ragazzi la loro personale battaglia contro il racket. Una scelta precisa di vita, il coraggio di dire “no” al pizzo e a chi aveva provato a distruggere la loro vita e quella delle loro famiglie. Anche i due imprenditori hanno invitato i ragazzi a non alimentare l’omertà che, inevitabilmente, fa crescere quel clima di mafiosità che certo non educa alla legalità. << Quando 25 anni fa io e la mia famiglia ci siamo ribellati a chi voleva sottometterci, eravamo da soli – ha ricordato Taiani – Accanto a noi non c’era nessuno, né istituzioni, né colleghi imprenditori. Poi nel ’95 ho conosciuto il giudice Manzini e, allora, ho cominciato ad avere più fiducia e coraggio ad andare avanti, continuando a dichiarare guerra alla criminalità>>. Taiani ha parlato poi della nascita dell’Ala nel 2004. << E’ stato un lavoro lungo paziente cominciare a conoscerci ed iniziare ad avere fiducia l’uno dell’altro. Ci riunivamo in segreto – ha commentato – sembravano quasi le riunioni del carbonari. Oggi siamo una realtà che ha acquistato la sua visibilità e la sua rilevanza sociale>>. A questo proposito anche Manzini ha espresso il suo plauso per l’attività dell’Ala che sul territorio svolge un’attività di grande forza e determinazione. Mangiardi ha ripercorso brevemente gli ultimi anni della sua esistenza, di piccolo commerciante che dopo aver denunciato i suoi estorsori e aver deposto contro di loro anche in tribunale, ora vive sotto scorta. << La scelta di non pagare il pizzo l’ho presa insieme alla mia famiglia perché questa avventura ha coinvolto tutti i miei familiari che mi hanno sostenuto fin dal primo momento – ha sottolineato il commerciante – Continuo ad essere convinto che ho fatto bene a non pagare, perché i miei soldi sarebbero serviti a comprare bombe e benzina per far saltare le attività commerciali di altri miei colleghi>>. Ad interagire con le ospiti del convegno gli stessi studenti e i docenti del De Fazio che << se dovesse ripetersi l’occasione – ha detto il preside Scoppetta –sarà ben lieto di accogliere nuovamente questo tipo di iniziative. Esperienze positive che costituiscono un reale confronto tra la scuola e il mondo che sta fuori>>. A moderare il dibattito Costantino Fittante, coordinatore del progetto dell’Ala.

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COMUNICATO STAMPA DEL 11 APRILE 2009

11/04/2009 L’Associazione Antiracket Lamezia esprime la propria vicinanza ai due Magistrati Dott. Spataro e Dott. Dominijanni per l’intenzione di ucciderli attribuita alla cosca Giampà come emerso nel corso dell’udienza di venerdì u.s. del processo denominato “progresso” con la testimonianza di un pentito sentito in videoconferenza. L’annuncio delle intenzioni della cosca, ha l’obiettivo da una parte di intimidire i due magistrati impegnati in delicati processi contro l’organizzazione ‘ndranghetista della Città e del comprensorio, ma ha anche quello di bloccare ogni forma di collaborazione con la giustizia da parte degli operatori economici taglieggiati con richieste sempre più esose di “pizzo”. E’ importante respingere ogni forma di intimidazione, proseguire il processo nella sua sede naturale che è il Tribunale di Lamezia Terme e intensificare la collaborazione con le forze dell’ordine e con gli organi inquirenti impegnati nell’azione per debellare uno dei fenomeni più gravi del quale soffre la Città. E’ inamissibile che in una situazione come quella emersa nel corso del processo e che mette in pericolo l’incolumità e la vita dei due Magistrati, si sia deciso di togliere al dott. Dominijanni la macchina di servizio blindata. La cosche non esitano a leggere tale decisione come un segnale di disimpegno di una parte dello Stato rispetto alle problematiche della delinquenza organizzata. Chiediamo quindi non solo che venga rimessa a disposizione del dott. Dominijanni l’auto di servizio, ma anche che siano rafforzati i dispositivi di sicurezza che riguardano i due Magistrati.

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COMUNICATO STAMPA DEL 2 MARZO 2009

02/03/2009 L’Associazione Antiracket Lamezia intende rivolgere un fortissimo plauso ai militari del Ros e ai Carabinieri, che, coordinati dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro dott. Marisa Manzini, con la conclusione dell’operazione “Autostrada” hanno per l’ennesima volta confermato la grande pericolosità sociale degli intrecci criminali che si sviluppano nell’ambito dei cantieri della Salerno - Reggio Calabria. Quello che emerge dalle notizie di stampa, fa capire non solo perché i lavori sulla nostra autostrada non hanno mai fine, ma anche, a leggere dei materiali usati per costruirla, forse il perché dei tanti disastri avvenuti negli anni. Ciò che fa più specie è però sapere che grandi imprese come la Todini, la Asfalti Sintex e la Toto, possano contribuire, col pagamento del pizzo, ad arricchire le cosche locali creando così ancora maggiori difficoltà agli imprenditori e commercianti calabresi che hanno deciso di resistere al potere mafioso e disattendendo ai principi più volte sostenuti dalla Confindustria Nazionale in relazione all’obbligo civile e morale di denunciare il racket. Sarebbe forse ora che una legge dello Stato impedisse a queste aziende di partecipare per qualche tempo a gare e appalti della Pubblica Amministrazione. E forse anche i media dovrebbero iniziare a sottolineare la gravità di simili comportamenti da parte di aziende di livello internazionale, e delle conseguenze che questi condizionamenti hanno sulla nostra già disastrata economia. A proposito di media poi, ci dispiace sottolineare come, per l’ennesima volta, la redazione regionale del TgR Calabria abbia dato la notizia dell’operazione “Autostrada” in maniera tardiva, incompleta e comunque senza il giusto rilievo che la notizia meritava.

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Forgione incontra gli studenti dell'ITC "De Fazio" di Lamezia Terme

30/01/2009 Francesco Forgione, calabrese di Tiriolo, giornalista e scrittore, già deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, questa mattina ha incontrato gli studenti dell’istituto tecnico “Valentino De Fazio”. L’incontro rientra nell’ambito del progetto ideato e realizzato dall’Associazione Antiracket Lamezia che mira a far entrare i rappresentanti istituzionali nella scuola per un confronto dialettico e propositivo tra giovani ed esponenti dei diversi settori sociali. Forgione ha ripreso la relazione dell’anno scorso stilata dalla Commissione antimafia che ha accertato che la ‘ndrangheta è la holding criminale più potente del mondo con un fatturato che oscilla tra i 100 e 150 milioni di euro. L’ex parlamentare ha ribadito che << la mafia “droga” l’economia e chi dice che essa dà lavoro, dice solo un’assurdità perché il lavoro offerto dal malaffare e illegale e sottopagato>>. Infatti Campania, Calabria e Sicilia sono le tre regioni a più alta densità mafiosa e anche ad altissima percentuale di povertà e disoccupazione. Forgione ha parlato dell’autostrada Salerno Reggio Calabria << che è uno dei più grandi affari della storia del Paese, a causa della collusione tra mafia e politica. Per gli appalti sull’A/3 – ha spiegato l’ex presidente della Commissione antimafia – la ‘ndrangheta si è spartita il territorio. In questo modo il diritto viene soppresso dal sistema della clientela e dei favori>>. La divisione della “torta” è avvenuta tra le diverse famiglie che gestiscono i traffici illeciti nella nostra regione, guidando l’organizzazione a livello internazionale. Non per niente, oggi, la Calabria è anche al primo posto per frodi all’Unione europea. La ‘ndrangheta calabrese ha il controllo assoluto sul traffico internazionale di droga, gestendo le porte d’ingresso dei cartelli africani colombiani. Forgione ha puntualizzato che la ‘ndrangheta non ha una struttura come la mafia che ha come vertice supremo la “cupola”, piuttosto le cosche nostrane si fondano su radicati legami parentali per i quali non esiste il fenomeno del pentitismo. Le organizzazioni criminali hanno potere perché gestiscono l’economia e quindi contrastano il potere dello Stato. Uno dei primi che capì che la mafia si poteva sconfiggere solo aggredendo il suo potere economico e quindi sottraendole dei beni fu il parlamentare Pio La Torre che propose nel 1976 una legge in merito. Legge che fu approvata dal Parlamento solo dopo il suo assassinio e dopo l’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1982. Chiedendo il “pizzo” in cambio di una fantomatica protezione, la mafia impone la sua autorità sostitutiva al posto dello Stato. Forgione ha poi risposto alle domande degli studenti ribadendo la necessità di trasparenza, giustizia e legalità in ogni campo se veramente si vuole fare la lotta alla mafia: lo Stato deve fare la sua parte mentre la società civile deve mostrare capacità autonoma di reazione al triste fenomeno. Lo stato deve bonificare le amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose e deve procedere alla bonifica degli altri organismi come le aziende sanitarie. Bisogna incrementare la confisca dei beni alle cosche mafiose, beni che non devono più essere restituiti a parenti ed amici dei mafiosi, ma ridati alla società civile che deve farne un uso prettamente sociale. Per quanto riguarda gli appalti è importante creare una stazione unica per controllare eventuali e possibili connivenze col potere malavitoso; per conoscere gli imprenditori non basta più il certificato antimafia perché spesso ci si avvale della copertura di prestanome. Forgione non ha risparmiato la politica e i partiti che devono darsi una ripulita e presentare delle liste elettorali trasparenti e al di sopra di ogni sospetto. Tuttavia anche i cittadini devono saper discernere e al momento del voto fare una scelta oculata, perché << se li votiamo, poi non possiamo lamentarci, dire che le cose non funzionano e che la politica continua a fare affari con la mafia>>. Altro tema scottante del momento le intercettazioni che, secondo Forgione, sono state usate in maniera eccessiva. Esse sono comunque uno strumento necessario per le indagini sulle organizzazioni criminali o per il traffico di stupefacenti. Il problema non sono i giornali che pubblicano i dialoghi intercettati ma, piuttosto, i magistrati che in molti casi dovrebbero mostrare più rigore. Sempre secondo l’ex parlamentare il disegno di legge in atto << non è buono>>. All’incontro con gli studenti erano presenti il presidente dell’Ala Armando Caputo e il coordinatore del progetto Costantino Fittante. Tra gli ospiti anche il sindaco Gianni Speranza che ai ragazzi dell’istituto tecnico ha ricordato la grande lezione di democrazia, dignità e maturità data dai giovani della città il 15 gennaio scorso in occasione della visita del capo dello Stato a Lamezia. Il primo cittadino ha detto che l’amministrazione si sta adoperando per acquisire dei beni confiscati nella zona sud della città, appartenuti ad una cosca della zona; locali che presto saranno riconvertiti ad uso sociale e destinati a strutture ricreative proprio per le giovani generazioni. Il preside del “Valentino De Fazio” Francesco Scoppetta ha sottolineato che questi incontri tra rappresentanti delle istituzioni e mondo della scuola vogliono essere un “ faccia a faccia” col mondo che sta fuori. La scuola non può chiudersi fra le sue mura ma, come agenzia educativa deve interagire con la realtà che la circonda. Infatti in altre occasioni gli studenti del tecnico commerciale hanno incontrato anche persone che hanno fatto uso di droghe e di alcol: tutte espressioni della nostra società di oggi che dobbiamo conoscere e migliorare.

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L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE CAPUTO DURANTE L'INCONTRO CON IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

15/01/2009 Signor Presidente, La ringrazio sentitamente e doverosamente per il grande valore simbolico che ha la Sua presenza in questa città, che va oltre l’eccezionalità della visita di un Capo dello Stato in una piccola città del sud, ma serve soprattutto, secondo noi, a rafforzare nei cittadini la convinzione che le istituzioni, anche ai massimi livelli che Lei rappresenta, sono attente e vicine alle problematiche della nostra comunità. Mi permetta poi di ringraziare il sindaco Gianni Speranza, che chiedendomi di rappresentare davanti a Lei una significativa esperienza , ha inteso dare all’Associazione Antiracket Lamezia questa grande visibilità, riconoscendo l’importanza del nostro impegno in questi ultimi anni. Mi onoro di rappresentare un gruppo sempre più numeroso di cittadini, consapevoli del peso che la criminalità costituisce per le proprie imprese e per tutta la vita della città, che ha ritrovato la giusta fiducia nelle istituzioni, e in collaborazione con esse, ha ottenuto dei risultati fino a qualche tempo fa impensabili. Non è stato facile mettere assieme gli imprenditori che aderiscono all’Associazione. E’ stato un percorso lungo e faticoso, alle volte frustrante, ma ricco di soddisfazioni. Le prime alcuni mesi fa, con le condanne di estortori e usurai e il riconoscimento del danno a favore dei soggetti costituiti parte civile nei processi: con noi, il Comune e la Federazione delle Associazioni Antiracket. La più grande pochi giorni fa, il 09 gennaio, data storica per la nostra città, quando Rocco Mangiardi, davanti ai giudici del Tribunale di Lamezia Terme, ha indicato con il dito della libertà i suoi estortori. Insieme a Rocco, a sostenerlo in quell’aula, oltre a tanti esponenti delle istituzioni, c’erano tanti colleghi, tante donne e uomini, che hanno inteso esprimere così la voglia di riscatto di una comunità. E’ questo il dato più significativo, perché questo ci dà la certezza che Lamezia vivrà altre giornate così, fino a segnare la sua rinascita. Un inizio di anno così la nostra città non lo ricorda: domenica 4 gennaio la numerosa partecipazione alla commemorazione dei coniugi Aversa, barbaramente uccisi dalla ndrangheta. Nei giorni seguenti, oltre alla storica udienza, due operazioni coordinate dalla Procura di Lamezia Terme; una condotta dalla polizia, l’altra da carabinieri e guardia di finanza, con gli arresti di una decina di esponenti dei clan operanti nella città accusati di estorsione ed usura. E oggi la sua visita Signor Presidente; tutto ciò sembra il migliore auspicio affinché possa alimentarsi la speranza di un profondo cambiamento nella nostra città. Davanti a Lei, che custodisce i valori più alti della nostra Costituzione, ci piace sottolineare come in questa terra di evidenti diritti negati, vi siano persone che hanno saputo mostrare a tutti, che la libertà e la dignità personale si difendono non solo rivendicando giusti e sacrosanti diritti, ma praticando anche i semplici doveri di un normale cittadino. E tra i doveri da praticare e rispettare ve ne sono alcuni, fra i più difficili, dei quali vogliamo essere fedeli interpreti: il dovere dello sdegno e del coraggio. Lo sdegno, da qualcuno definito “l’ira dei buoni di fronte all’ingiustizia” è un dovere difficile, perché necessita di agire in modo razionale nelle situazioni più complicate, quando si ha poca speranza di vincere, quando si agisce nell’indifferenza dei più, e quando a lottare ed esporsi si rischia di andare incontro a pericoli certi. Poi vi è il dovere del coraggio, inteso come la capacità di vincere la paura, nella lotta per la giustizia e per la libertà. Senza il coraggio, i doveri più importanti diventano solo dichiarazioni di principio. Noi vorremmo che tutti i presenti qui stasera, in particolar modo i ragazzi, avessero ben chiara la consapevolezza del peso enorme che ha la presenza della criminalità sul mancato sviluppo del nostro territorio. Non è certo l’unico ostacolo che abbiamo davanti, ma è il più alto e il più difficile da superare. Sarebbe forse determinante, se in un territorio come il nostro dove l’illegalità diffusa è un sentire comune, si dessero esempi importanti dai quali capire che nessuno è intoccabile. I ragazzi presenti qui stasera non hanno memoria della stagione più cupa della città, mentre i loro genitori hanno come metabolizzato i gravissimi fatti accaduti a partire dai primi anni novanta. Omicidi di persone innocenti, una cruenta guerra tra cosche con decine di morti, e i due scioglimenti del nostro consiglio comunale per infiltrazione mafiosa. L’appello che vorremmo partisse da qui stasera, è che siano i nostri giovani a far tesoro dei risultati di oggi per arricchirli di “sogni” e vivere un futuro sgombro dalla ndrangheta. Sarà Lei, se vorrà Signor Presidente, con le sue parole, a dare più forza a chi sta già spendendosi in questa battaglia di civiltà, e ai tanti lametini per bene che ancora rimangono preoccupati ma indifferenti, spronandoli a scendere in campo e a battersi, per garantire ai giovani e alla città un avvenire di pace, di sicurezza e di sviluppo. Lamezia Terme 15 gennaio 2009 Armando Caputo Presidente Associazione Antiracket Lamezia

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ALA SU FACEBOOK

14/01/2009 Da oggi anche l'Associazione Antiracket Lamezia è su facebook.

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COMUNICATO STAMPA DEL 13 GENNAIO 2009

13/01/2009 L’Associazione Antiracket Lamezia esprime il suo plauso alle forze dell’ordine per il buon esito delle recenti operazioni condotte a favore dell’intero territorio della piana lametina. L’operazione “Nuntius” di qualche giorno fa e l’operazione “Rainbow” di oggi costituiscono un ennesimo grande segnale per l’intera collettività. Esse rivelano prima di tutto l’impegno costante e continuo dei rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Inoltre mostrano una chiara inversione di tendenza da parte del cittadino comune. L’Ala mette in risalto il coraggio della denuncia e la volontà di persone che hanno deciso di dire “basta” alla schiavitù del racket, gente onesta che vuole vivere del proprio lavoro e non è più disposta a “pagare”, a subire continue estorsioni per finire poi nel circolo infernale dell’usura. Questi ultimi fatti che hanno segnato in positivo la storia di Lamezia hanno un valore emblematico. La città sta voltando pagina. Allora questi avvenimenti così importanti dovrebbero far crollare ogni remora, ogni dubbio e indecisione per chi ancora non trova la forza e la determinazione di denunciare. L’Ala invita ancora una volta ad avere fiducia nelle istituzioni e nei rappresentanti delle forze dell’ordine perché le cose possono davvero funzionare se insieme diciamo “no” al racket e all’usura. Noi come associazione ci siamo, la nostra è una realtà che non può essere più ignorata e che certo non possiamo far tornare indietro.

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VADEMECUM ASSOCIAZIONE ANTIRACKET

12/01/2009 ANSA - LAMEZIA TERME (CATANZARO) – ‘’Se si vuole vincere in un Paese civile, democratico, sviluppato e partecipato, non si possono fare prevalere gli egoismi, il disordine, il degrado cittadino, la violenza e la prevaricazione’’. Cosi’ in un ‘’vademecum per la legalita’, per il vivere civile, contro la degenerazione’’ che l’associazione antiracket Lamezia sta distribuendo in questi giorni in citta’. ‘’I comportamenti dei singoli cittadini – e’ scritto nel pieghevole del vademecum – e delle comunita’ devono essere improntate a regole conosciute e condivise. Bisogna prendere coscienza dei diritti e dei doveri. Non bisogna ricorrere a soprusi e violenze per imporre le proprie idee e far pesare i propri interessi’’. Secondo l’Ala, infatti, ‘’bisogna costruire il soddisfacimento dei propri bisogni rispettando le esigenze generali della comunita’. Bisogna instaurare rapporti civili, rispettosi delle diversita’ per colore della pelle, per religione, per cultura, per razza. Bisogna affermare la cultura della legalita’ e della solidarieta’’’. Ed in questa direzione vanno i 14 punti del vademecum che, non solo invita al rispetto delle leggi e della democrazia, ma incita a rifiutare il modello mafioso spiegando che la mafia, che ‘’in Calabria – e’ scritto – si chiama ‘ndangheta, e’ un’associazione segreta dedita a delinquere per ottenere profitti e ricchezze illecite. E’ improntata alla vigliaccheria, all’abuso ed alla prepotenza. Pur di raggiungere i suoi scopi, minaccia ed uccide senza esitazione. Dove domina la mafia si e’ meno liberi perche’ la sua presenza incute paura e pretende di controllare le attivita’ economiche’’. Quindi l’invito a dire no all’omerta’ perche’ ‘’la delinquenza – scrivono dall’Ala – non la devono combattere solo le forze dell’ordine, ma anche i cittadini, vincendo la paura e con la solidarieta’ verso quanti hanno subito angherie, prepotenze, violenze’’. Contestualmente, pero’, bisogna lottare anche contro il racket, ‘’volgarmente chiamato ‘pizzo’. Quando si e’ avvicinati da coloro che ne chiedono il pagamento – e’ detto nel vademecum – non bisogna isolarsi ed impaurirsi. Cercare quelli che hanno avuto la stessa richiesta, mettersi insieme, rifiutare il ricatto e le minacce, denunciare quanto avviene’’. Il vademecum, poi, invita ad una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente invitando a non inquinare effettuando la raccolta differenziata e non gettando i rifiuti ‘’dove capita o dove fa comodo a ciascuno di noi’’. ‘’Non bruciare copertoni, – affermano dall’Ala – non utilizzare senza motivo le motorette o le macchine, non produrre rumori piu’ del necessario, allontanare dalle case o dai luoghi frequentati dai cittadini, specie dagli asili e dalle scuole, tralicci dell’energia elettrica o ripetitori telefonici, contribuisce a ridurre l’inquinamento, quindi i rischi per la nostra salute’’. Il vademecum si conclude con un invito a lottare anche contro ‘’sperperi e favoritismi negli Enti pubblici. Questi Enti – e’ detto – amministrano soldi della collettivita’. Se si sperpera o si usano per i favoritismi, non bastano per dotare il Paese di servizi efficienti ed adeguati ai bisogni della popolazione. Se si e’ a conoscenza – conclude il vademecum – di fenomeni degenerativi come questi, bisogna segnalarli e pretendere che si faccia giustizia’’.

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