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Tano Grasso: “ Gli imprenditori che denunciano sono ancora l’1%. La maggioranza non si ribella per acquiescenza”

11/10/2009 Ultima giornata di lavori per il seminario nazionale delle associazioni antiracket che si è svolto nella sala consiliare di Lamezia Terme. A conclusione della tre giorni di incontri e di dibattito il presidente onorario della Fai, Tano Grasso, ha fatto delle riflessioni sulla situazione complessiva dell’associazionismo antiracket. “Quando nasce una nuova associazione – ha rimarcato Grasso - deve nascere bene, con tutti i crismi, senza premura. Bisogna fare attenzione, se i presupposti non sono validi, le associazioni non bisogna crearle”. Il presidente onorario della Fai ha anche posto l’attenzione su quello che è uno dei limiti delle associazioni, ovvero la scarsa circolazione delle esperienze. “La tragedia – ha commentato Tano Grasso - è che gli imprenditori che denunciano attualmente sono l’1%. Siamo ancora una piccola minoranza, la maggioranza non denuncia perché trova convenienza nei meccanismi di acquiescenza, sulla base di un interesse indiretto. La legge sull’obbligo della denuncia – ha evidenziato il presidente onorario della Fai – interviene proprio sul meccanismo della convenienza. Se ad un imprenditore che non denuncia i suoi estortori, viene impedito di lavorare, lo si fa uscire dal mercato e quindi lo si danneggia notevolmente specialmente se l’impresa è quotata in Borsa”. Grasso ha ribadito che le sezioni specializzate della magistratura che seguono i procedimenti per estorsione sono le Direzioni distrettuali antimafia. Altro elemento essenziale per un imprenditore che vuole ribellarsi al racket è che la denuncia non sia anonima e che le testimonianze vadano fatte nelle aule dei tribunali e non in videoconferenza come qualcuno ha proposto durante il seminario.

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