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“Dalla denuncia al consumo critico” Seminario nazionale antiracket – quarta sessione

10/10/2009 Dopo la testimonianza dell’ex imprenditore Pino Masciari, al seminario nazionale delle associazioni antiracket hanno raccontato la loro storia anche due imprenditori che non si sono voluti sottomettere al giogo della criminalità: Gaetano Saffioti e Rocco Mangiardi. Saffioti ha dichiarato: “Al racket si può e si deve reagire. Se gli imprenditori se ne vanno non c’è sviluppo né benessere. Dobbiamo pensare al futuro delle nuove generazioni. La ‘ndrangheta non porta sviluppo ma pensa solo al controllo del territorio per sfruttarlo e impoverirlo”. Queste le dichiarazioni Rocco Mangiardi che ha denunciato e testimoniato in tribunale contro i suoi estortori: “Non voglio parlare dei miei estortori. Ci penserà la sentenza del tribunale ormai prossima. Io sono stato fortunato – ha sottolineato Mangiardi – perché ho incontrato l’associazione antiracket all’inizio del mio percorso di denuncia. Sono arrivato al processo molto sereno. Noi che denunciamo non siamo eroi, ma esempi vivi di legalità. Quello che facciamo è nostro dovere. Con la nostra azione di rottura, abbiamo scelto di non contribuire al Pilm, il prodotto interno lordo mafioso. Nella nostra Calabria, dove hanno avvelenato la terra e il mare e perfino l’aria, dobbiamo dare l’esempio”. Tano Grasso ha espresso soddisfazione per il coraggio manifestato da entrambi gli imprenditori che costituiscono “la dimostrazione concreta per il territorio che si può denunciare e continuare a fare il proprio lavoro”. Enrico Colajanni, presidente dell’associazione antiracket di Palermo “Libero futuro” ha evidenziato: “Stiamo ragionando nella prospettiva di una strategia nuova. Col movimento creato a Palermo abbiamo messo in campo un soggetto nuovo nella lotta al racket: il semplice cittadino che è diventato ‘consumatore critico’. Un vero salto di qualità perché, premiare col consumo critico commercianti e imprenditori che non pagano, vuol dire creare consapevolezza. In questo modo viene smascherato chi fa la lotta al racket in modo compassionevole. Chi è favoreggiatore è fuori dall’associazione. Confindustria Palermo – ha riferito Colajanni- proprio l’altro giorno ha espulso un’impresa il cui titolare è prestanome di un mafioso. Tutto ciò ci fa trovare nuovi alleati. L’azione diventa più coerente. In pratica il consumo critico, crea un circuito di imprenditori che entrano in una sorta di comunità”. Il presidente di “Libero futuro” ha spiegato che, sempre a Palermo, si sta consolidando “Addio pizzo travel”, una struttura che organizza il turismo etico. Una realtà importante che dovrebbe ‘sfornare’ imprenditori etici, in grado di poter gestire anche i beni confiscati. “Il problema – ha detto Colajanni - è ancora quello di convincere gli imprenditori che devono uscire dal buio, devono esporsi, per il loro bene e per la collettività. Con le varie attività, perciò, le associazioni antiracket che operano nei vari territori devono capitalizzare gli imprenditori che denunciano, in modo da fare circuito”. A fare un exursus storico-sociale sull’evoluzione dell’organizzazione mafiosa dall’Ottocento fino all’età contemporanea è stato lo storico Enzo Ciconte, docente all’Università di Roma Tre. A conclusione della seconda giornata di lavori, Ugo Forello, componente del Comitato di solidarietà ha illustrato in maniera dettagliata le “Vecchie e nuove interpretazioni nell’applicazione della legislazione risarcitoria”.

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