“L’associazionismo antiracket e la convenienza a denunciare”
09/10/2009 Nella sala consiliare di corso Numistrano a Lamezia oggi pomeriggio è iniziato il seminario nazionale organizzato dall’Ala, l’Associazione antiracket Lamezia e dal Comune. Numerosa la presenza di magistrati, esperti e studiosi del fenomeno del racket e dell’usura che sono giunti nella città della Piana da tutto il Paese e che parteciperanno ai lavori del seminario anche domani e domenica. Ad introdurre i lavori è stato Tano Grasso presidente onorario della Fai, la Federazione italiana che raggruppa tutte le associazioni antiracket, il quale ha ringraziato gli illustri ospiti e soprattutto gli organizzatori della manifestazione che ha una importante valenza nazionale nella lotta al fenomeno estorsivo. Il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, ha rimarcato la grande importanza dell’iniziativa. “ La vostra presenza qui – ha detto Speranza – è un fatto significativo ma non un episodio sporadico, non un evento che finisce al termine dei tre giorni di lavori. Da qualche anno nella nostra città c’è stata un’inversione di tendenza da quando è nata l’Ala che ha trovato un rapporto molto forte con le istituzioni: una realtà – ha ribadito Speranza – che scaverà nel profondo della coscienza cittadina”. Il sindaco di Lamezia ha poi confidato di essere “preoccupato del fatto che l’oggi è pieno di difficoltà, ma c’è piena fiducia nei confronti degli imprenditori e dei commercianti che hanno intenzione di continuare il percorso avviato dall’Ala. E’ un cammino lungo e tortuoso – ha detto ancora Speranza – ma certamente non abbiamo nessuna intenzione di demordere e di vanificare il lavoro svolto finora”. A portare il saluto dell’Ala ai seminaristi il presidente dell’associazione lametina Armando Caputo che ha prima di tutto ringraziato i soci che nel suo breve ma intenso periodo di vita hanno fatto crescere l’associazione trovando la forza e il coraggio di denunciare i loro estortori, mandando in galera pericolosi boss della criminalità locale e testimoniando anche contro di loro in tribunale”. Caputo ha invitato gli imprenditori e i commercianti lametini che ancora esitano ad uscire allo scoperto “ a rompere la cappa che sta sgretolando tutta l’economia locale e quindi creando situazione di crisi e di paura”. Giosuè Marino, commissario del governo per la lotta la racket e all’usura, ha ricordato che il Censis ha individuato 610 comuni più esposti al fenomeno estorsivo. Si tratta del 37% dei comuni delle quattro regioni ( Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) a grave rischio criminalità vessate dal racket, 13 milioni di persone ovvero il 22% della popolazione italiana. Paesi dove i tassi bancari sono alti, dove cresce la disoccupazione, il pil è basso e quindi tutta l’economia è in difficoltà. “In questo quadro – ha spiegato Marino - estorsione ed usura costituiscono un ossatura centrale. Ecco allora che l’associazionismo antiracket prende posizione in maniera netta per contrastare una realtà così complessa e difficile. Determinante – ha aggiunto il commissario – anche il ruolo mirato delle altre categorie sociali che devono fare ognuna la loro parte”. Secondo Marino “il sistema sicurezza non può essere demandato solo alle forze dell’ordine, ma tutti devono collaborare E’ importante l’azione repressiva ma anche quella preventiva e lì le istituzioni devono svolgere la loro azione visibile e incisiva. Urge una cultura della legalità partecipata e non recitata. Il governo che rappresento – ha sottolineato Marino - non solo sostiene le associazioni ma lo fa in maniera concreta con le risorse del Pon sicurezza. Su questo si è voluto dare un segnale forte al Paese e alle categorie, anche se la lotta al racket e all’usura è in realtà una missione comune”. Il procuratore della Repubblica del Tribunale di Lamezia Terme, Salvatore Vitello, ha definito il fenomeno “ un cliché soffocante. Tutti sanno che ci sono le famiglie mafiose ma di azioni di contrasto se ne vedono poche. Il mio ufficio – ha detto Vitello – ora riesce a funzionare, ma fino a qualche mese fa c’erano solo due magistrati. Fra poco saremo in cinque, ma si fa fatica ad andare avanti”. Per il procuratore “ la mafia è il nemico principale della dignità umana. Allora bisogna trovare il coraggio che la forza della mafia diventi debolezza. La legalità non può essere un termine posticcio per i convegni ma deve essere un modus vivendi e deve diventare sistema. Se la cittadinanza vede degrado si abitua e crea essa stessa situazioni degradanti. Le istituzioni e le associazioni devono camminare insieme per assicurare sicurezza e benessere alla collettività”. Al seminario è intervenuto anche Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro,il quale ha sottolineato il sostegno dell’ente camerale alla lotta contro il racket e l’usura. In particolare Abramo ha detto di sentirsi cofondatore morale dell’Ala, “ perché la Camera di Commercio ha il dovere di entrare nel sistema dell’antiracket. “Abbiamo necessità della liberalizzazione del sistema economico – ha puntualizzato il presidente dell’ente catanzarese – Ancora non riusciamo ad ingranare la marcia giusta per ottenere i risultati sperati, ma nessuno può negare che di passi avanti ne sono stati fatti e anche molto significativi”. All’incontro è intervenuto anche Florindo Rubbettino, presidente di Confindustria giovani Calabria, che ha evidenziato il fattore essenziale che “l’associazionismo antiracket si intrecci necessariamente con i percorsi delle altre associazioni e categorie. Fare antiracket oggi è certamente più facile rispetto a qualche anno fa; negli ultimi tempi, comunque, c’è stata un’accelerazione straordinaria della lotta al racket che va fatta per motivi economici e perché non si può accettare lo strapotere della mafia che è un dolo nei confronti della collettività”. Giuseppe Scandurra, presidente della Fai, ha fatto la storia dell’antiracket partita vent’anni fa da Capo d’Orlando in Sicilia grazie al coraggio e alla determinazione di Tano Grasso. In questo arco di tempo sono nate associazioni in diverse regioni italiane, e altre ne nasceranno. E’ imminente la prossima costituzione dell’antiracket a Barcellona in Sicilia ed anche ad Amantea nel cosentino. “Si tratta di un processo ormai inarrestabile – ha sottolineato Scandurra – Negli anni sono nati gli sportelli antiusura e il movimento “Addio pizzo”. Non è una svolta, ma una rivolta. Questa è la risposta concreta al ricatto mafioso”. Scandurra ha precisato che le denunce sono ancora poche rispetto all’entità del fenomeno “ ma la rivoluzione è senza precedenti. Lavoriamo per mesi per costituire un’associazione – ha aggiunto il presidente della Fai – ciò perché vogliamo essere sicuri che il gruppo una volta ufficializzato, operi al meglio e sia sempre ben radicato sul territorio”.

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