Presentazione del libro "PER NON MORIRE DI MAFIA"
10/11/2009 Si svolgerà venerdì 13 novembre 2009 alle ore 18.30 nei locali del complesso San Domenico a Lamezia Terme la presentazione del libro "PER NON MORIRE DI MAFIA". All'iniziativa promossa dall'ALA Associazione Antiracket Lamezia, dall'associazione Democrazia e Diritti, dalla Libreria Tavella, dall'Amministrazione Comunale di Lamezia Terme e dalla FAI Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane, parteciperanno gli autori del libro, il Procuratore Nazionale Antimafia PIETRO GRASSO ed il giornalista ALBERTO LA VOLPE. Interverranno inoltre il Preside Facolta' Giurisprudenza Universita' Magna Grecia LUIGI VENTURA ed il Presidente Onorario della FAI TANO GRASSO.
11/10/2009 La sessione conclusiva del seminario nazionale antiracket, tenutosi a Lamezia, è stata affidata ai coordinatori delle associazioni antiracket di Calabria, Campania e Sicilia. Ad intervenire per primo Mauro Magnano che ha ringraziato gli organizzatori dell’iniziativa per l’opportunità offerta a tutti. Magnano ha ricordato che la storia dell’antiracket in terra sicula è nata a Capo d’Orlando grazie a Tano Grasso che ha fondato la prima associazione in Italia. Poi c’è stata una reazione a catena nelle altre regioni del Sud come la Campania, la Puglia, la Calabria. Magnano ha anche espresso il suo plauso per il lavoro eccezionale svolto delle forze dell’ordine e della magistratura. “Il condizionamento però rimane – ha sottolineato il coordinatore delle associazioni antiracket siciliane - ci sono sempre meno denunce da gestire. Bisogna ‘organizzare’ il coraggio degli imprenditori che vogliono denunciare. Il cambiamento ci sarà quando si capirà finalmente che la mafia impoverisce, non produce economia; la reazione della società civile ha la sua importanza e può creare movimento di rottura”. Magnano ha poi parlato del determinante sostegno della Fai e dell’azione sociale che ‘Addio pizzo’ svolge a Palermo. “Una realtà straordinaria, incisiva e presente sul territorio e anche sul piano mediatico. La scommessa per il prossimo futuro – ha auspicato il coordinatore - è quella di far ripartire le denunce lì dove si sono fermate. Ci sono segnali forti che ci incoraggiano a continuare”. Silvana Fucito, vicepresidente nazionale della Fai ha salutato “ i tanti ospiti del seminario, persone veramente speciali che ci hanno insegnato tanto – ha detto la coordinatrice delle associazioni campane – Da Lamezia ce ne andiamo con un grande bagaglio di esperienze e di emozioni. Anche se ancora siamo indietro con le denunce, tutto quello che abbiamo visto e sentito in questi tre giorni ci fa capire che ci dobbiamo sforzare, per vedere cosa si può ancora fare”. Fucito ha poi dichiarato: “Anche nella nostra regione abbiamo pensato che il consumo critico può rappresentare la nuova svolta. Anche le mafie trovano le nuove strategie e quindi la nostra deve essere una ricerca continua, dobbiamo attrezzarci per capire come ci dobbiamo muovere. Tutte le associazioni campane stanno cercando di studiare nuovi interventi e di allargare il cerchio”. Per le associazioni calabresi è intervenuta Maria Teresa Morano che ha affermato: “Con questo seminario soprattutto noi calabresi ci siamo resi conto che questo è un punto di svolta per l’associazionismo antiracket. Fare una scelta di libertà è importante ma c’è ancora tanto lavoro da fare. C’è bisogno di costruire ancora molto, nella consapevolezza che questa è la strada giusta, l’unica per il riscatto”. Morano ha evidenziato il fatto che “in questi tre giorni siamo stati pochi, con un seminario di questo livello, svoltosi praticamente a casa nostra, non sono stati numerosi i partecipanti locali. Gli imprenditori lametini non ci sono stati, non è stata compresa l’importanza dell’iniziativa”. A questo punto “ è necessario ripartire porta a porta, non possiamo aspettare che siano gli imprenditori a venire da noi. I seminari vanno fatti più spesso, è bello incontrarsi così: ci conosciamo, ci confrontiamo. Solo così – ha aggiunto Morano - possiamo vedere, toccare con mano che siamo un ‘esercito’ che non deve essere intimorito. Le drammatiche esperienze vissute da noi imprenditori vessati dal racket, in questo modo acquistano positività”. Tano Grasso ha erspresso il suo vivo ringraziamento a tutti i partecipanti. In particolare ha definito Maria Teresa Morano “uno dei dirigenti più prestigiosi a livello locale e nazionale. L’Ala è nata quando Maria Teresa si è trasferita a Lamezia, dopo aver iniziato la lotta al racket in un garage di Cittanova, la sua città”. Grassso ha rimarcato il fatto che “Morano ha lavorato con costanza e continuità, questo vuol dire che la qualità dei dirigenti delle associazioni si costruisce sulla pelle. Grazie, dunque, alla coordinatrice regionale calabrese per tutto quello che ha fatto, non solo per l’organizzazione del seminario ma per tutto il lavoro profuso sul territorio. Una denuncia a Lamezia – ha ribadito Tano Grasso - ne vale dieci fatte a Palermo. In Calabria è stato squarciato il buio dell’omertà. Lamezia in Calabria deve svolgere lo stesso ruolo che Capo d’Orlando svolse in Sicilia a partire dal 1991. Il faro lo abbiamo acceso e quindi deve continuare ad illuminare”. Anche il sindaco Gianni Speranza ha salutato i seminaristi e ha affermato: “Ho avuto alcune sfortune durante il mio mandato ma anche tante fortune, la principale è stata la costituzione dell’Ala. E’ stato un cammino che abbiamo fatto insieme. Se sarò ancora sindaco, questa sarà la città simbolo dell’antiracket. Ma anche se la mia esperienza terminerà, continuerò a dare una grossa mano all’associazione”.
11/10/2009 Ultima giornata di lavori per il seminario nazionale delle associazioni antiracket che si è svolto nella sala consiliare di Lamezia Terme. A conclusione della tre giorni di incontri e di dibattito il presidente onorario della Fai, Tano Grasso, ha fatto delle riflessioni sulla situazione complessiva dell’associazionismo antiracket. “Quando nasce una nuova associazione – ha rimarcato Grasso - deve nascere bene, con tutti i crismi, senza premura. Bisogna fare attenzione, se i presupposti non sono validi, le associazioni non bisogna crearle”. Il presidente onorario della Fai ha anche posto l’attenzione su quello che è uno dei limiti delle associazioni, ovvero la scarsa circolazione delle esperienze. “La tragedia – ha commentato Tano Grasso - è che gli imprenditori che denunciano attualmente sono l’1%. Siamo ancora una piccola minoranza, la maggioranza non denuncia perché trova convenienza nei meccanismi di acquiescenza, sulla base di un interesse indiretto. La legge sull’obbligo della denuncia – ha evidenziato il presidente onorario della Fai – interviene proprio sul meccanismo della convenienza. Se ad un imprenditore che non denuncia i suoi estortori, viene impedito di lavorare, lo si fa uscire dal mercato e quindi lo si danneggia notevolmente specialmente se l’impresa è quotata in Borsa”. Grasso ha ribadito che le sezioni specializzate della magistratura che seguono i procedimenti per estorsione sono le Direzioni distrettuali antimafia. Altro elemento essenziale per un imprenditore che vuole ribellarsi al racket è che la denuncia non sia anonima e che le testimonianze vadano fatte nelle aule dei tribunali e non in videoconferenza come qualcuno ha proposto durante il seminario.
“Dalla denuncia al consumo critico” Seminario nazionale antiracket – quarta sessione
10/10/2009 Dopo la testimonianza dell’ex imprenditore Pino Masciari, al seminario nazionale delle associazioni antiracket hanno raccontato la loro storia anche due imprenditori che non si sono voluti sottomettere al giogo della criminalità: Gaetano Saffioti e Rocco Mangiardi. Saffioti ha dichiarato: “Al racket si può e si deve reagire. Se gli imprenditori se ne vanno non c’è sviluppo né benessere. Dobbiamo pensare al futuro delle nuove generazioni. La ‘ndrangheta non porta sviluppo ma pensa solo al controllo del territorio per sfruttarlo e impoverirlo”. Queste le dichiarazioni Rocco Mangiardi che ha denunciato e testimoniato in tribunale contro i suoi estortori: “Non voglio parlare dei miei estortori. Ci penserà la sentenza del tribunale ormai prossima. Io sono stato fortunato – ha sottolineato Mangiardi – perché ho incontrato l’associazione antiracket all’inizio del mio percorso di denuncia. Sono arrivato al processo molto sereno. Noi che denunciamo non siamo eroi, ma esempi vivi di legalità. Quello che facciamo è nostro dovere. Con la nostra azione di rottura, abbiamo scelto di non contribuire al Pilm, il prodotto interno lordo mafioso. Nella nostra Calabria, dove hanno avvelenato la terra e il mare e perfino l’aria, dobbiamo dare l’esempio”. Tano Grasso ha espresso soddisfazione per il coraggio manifestato da entrambi gli imprenditori che costituiscono “la dimostrazione concreta per il territorio che si può denunciare e continuare a fare il proprio lavoro”. Enrico Colajanni, presidente dell’associazione antiracket di Palermo “Libero futuro” ha evidenziato: “Stiamo ragionando nella prospettiva di una strategia nuova. Col movimento creato a Palermo abbiamo messo in campo un soggetto nuovo nella lotta al racket: il semplice cittadino che è diventato ‘consumatore critico’. Un vero salto di qualità perché, premiare col consumo critico commercianti e imprenditori che non pagano, vuol dire creare consapevolezza. In questo modo viene smascherato chi fa la lotta al racket in modo compassionevole. Chi è favoreggiatore è fuori dall’associazione. Confindustria Palermo – ha riferito Colajanni- proprio l’altro giorno ha espulso un’impresa il cui titolare è prestanome di un mafioso. Tutto ciò ci fa trovare nuovi alleati. L’azione diventa più coerente. In pratica il consumo critico, crea un circuito di imprenditori che entrano in una sorta di comunità”. Il presidente di “Libero futuro” ha spiegato che, sempre a Palermo, si sta consolidando “Addio pizzo travel”, una struttura che organizza il turismo etico. Una realtà importante che dovrebbe ‘sfornare’ imprenditori etici, in grado di poter gestire anche i beni confiscati. “Il problema – ha detto Colajanni - è ancora quello di convincere gli imprenditori che devono uscire dal buio, devono esporsi, per il loro bene e per la collettività. Con le varie attività, perciò, le associazioni antiracket che operano nei vari territori devono capitalizzare gli imprenditori che denunciano, in modo da fare circuito”. A fare un exursus storico-sociale sull’evoluzione dell’organizzazione mafiosa dall’Ottocento fino all’età contemporanea è stato lo storico Enzo Ciconte, docente all’Università di Roma Tre. A conclusione della seconda giornata di lavori, Ugo Forello, componente del Comitato di solidarietà ha illustrato in maniera dettagliata le “Vecchie e nuove interpretazioni nell’applicazione della legislazione risarcitoria”.
10/10/2009 Al seminario nazionale delle associazioni antiracket in corso a Lamezia Terme, il professor Sciarrone ha illustrato un suo studio scientifico condotto nel mondo dell’imprenditoria che si è trovata ad avere rapporti con la criminalità mafiosa. La ricerca è partita dal mondo imprenditoriale della Piana di Gioia Tauro per poi estendersi in diverse altre regioni, prevalentemente del Mezzogiorno d’Italia. Il docente ha prima di tutto parlato delle “competenze mafiose”, ovvero dell’uso specializzato della violenza, della capacità di manipolare e utilizzare le forze sociali che la criminalità organizzata esprime sul territorio. Sciarrone ha spiegato che “nell’organizzazione di ‘Cosa nostra’ si tengono in grande considerazione gli introiti relativi alle estorsioni, senza dimenticare che i mafiosi che praticano il pizzo fanno carriera; l’attività estorsiva ‘arricchisce’ il loro curriculum. Il pizzo - ha detto il docente - rientra nel processo di legittimazione del potere mafioso che ha carattere coercitivo e consensuale. I mafiosi usano la forza di attrazione relazionale, incentivano obblighi e favori reciproci. Nell’imposizione del pizzo i mafiosi lasciano anche dei margini di negoziazione, quindi vengono sovvertite le regole, il modo di fare economia nel contesto locale. In questo modo il rapporto con i mafiosi si sviluppa con una serie di vincoli e opportunità”. Sono state poi illustrate le diverse “categorie” di imprenditori che si sottomettono al giogo del racket e dell’usura. Ci sono gli imprenditori “subordinati” che hanno con i mafiosi una relazione di tipo puro, fondata sulla coercizione. Questa classe imprenditoriale agisce all’esterno in maniera statica: accetta di pagare e basta, con la sola garanzia che possa continuare a lavorare. Poi ci sono gli imprenditori “dipendenti”: sono quelli che non sono autonomi sul mercato e che per operare hanno bisogno di fare riferimento alla mafia. E’ una categoria che è spinta ad adottare un tipo di comportamento anti-imprenditoriale, un atteggiamento che limita l’attività perché compiere nuovi investimenti aumenterebbe le richieste dei mafiosi. Sciarrone è poi passato a delineare la figura dei “collusi”: sono gli imprenditori che stabiliscono rapporti interattivi con i mafiosi, disposti a trovare accordi da cui derivino obblighi reciproci. Quindi una categoria che punta ad un rapporto scambievolmente vantaggioso. Nella ricerca del docente compaiono anche gli imprenditori “in fuga” e quelli “scoraggiati a priori”. Altra categoria è quella degli imprenditori “strumentali” che accettano preventivamente di collaborare con i mafiosi perché pensano che questo legame possa promuovere i loro interessi e far crescere i loro affari. Esistono anche gli imprenditori “clienti” con cui viene definito un rapporto di tipo prettamente clientelare che ha le caratteristiche di essere stabile e continuativo. I mafiosi dagli imprenditori clienti ricevono dei vantaggi: investono nei cosiddetti settori protetti come quello immobiliare; si infiltrano nelle attività illegali che non richiedono particolari abilità manageriali. Tutto ciò scoraggia l’intraprendenza imprenditoriale sana, e alimenta la zona grigia tra vittime e complici da cui la mafia trae giovamento. Sciarrone ha anche puntualizzato che “estorsione e collusione sono due facce della stessa medaglia. Il rapporto con i colletti bianchi funziona per la capacità relazionale dei mafiosi. Inoltre la mafia tiene molto alla costruzione del consenso: l’estorsione è il primo passo che segna l’ingresso dell’organizzazione criminale all’interno di un’azienda. La pratica collusiva lentamente si trasforma in un’azione di successo e il ‘pizzo’ viene così istituzionalizzato”.
Seminario nazionale Fai – seconda sessione
10/10/2009 Prosegue nella sala consiliare di corso Numistrano a Lamezia Terme il seminario nazionale delle associazioni antiracket. La seconda giornata di lavori è stata introdotta dalla relazione di Luigi Cannavale, magistrato della Dda di Napoli, sul tema: “Racket e antiracket nell’esperienza napoletana”. Il magistrato ha centrato l’attenzione sulla questione dei subappalti che nel napoletano sono imposti dalla camorra a prezzi stralciati. In questo modo non c’è rispetto per le normative vigenti: nessun diritto riconosciuto agli operai, nessuna sicurezza sui cantieri senza dimenticare i materiali scadenti utilizzati per i lavori. “ Per evitare ciò – ha detto Cannavale – si sta pensando di sanzionare gli imprenditori che non denunciano. A Napoli si è già arrivati a qualche condanna. E’ necessaria – ha rimarcato il magistrato - una nuova linfa per far ripartire l’associazionismo serio”. A questo proposito Tano Grasso, presidente onorario della Fai, ha auspicato un maggiore controllo all’interno delle associazioni antiracket. “Riscontriamo il tentativo di alcuni imprenditori di strumentalizzare l’associazione che viene considerata un passe-partout per ottenere agevolazioni. Abbiamo una responsabilità che la storia ci ha dato – ha incalzato Grasso- allora è preferibile che sia la metà delle associazioni esistenti, ma che queste siano serie e realmente operative”. Anche Giosuè Marino, commissario straordinario del governo per la lotta all’usura e al racket ha puntato il dito contro le speculazioni all’interno delle associazioni antiracket. “Le regole – ha detto Marino devono essere forti e stringenti”. Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, ha affermato che Calabria e Sicilia sul piano della lotta al fenomeno estorsivo hanno situazioni diverse. Il magistrato ha ricordato due date: il 29 agosto 1991, giorno in cui venne ucciso l’imprenditore Libero Grassi; e poi il 10 novembre 2007, quando al Teatro Biondo di Palermo, nacque la prima associazione antiracket. “Due date decisive – ha sottolineato Prestipino - negli anni in cui Palermo ha avuto dei rappresentanti delle istituzioni come il prefetto e il questore che hanno segnato la loro presenza incisiva sul territorio. Le indagini – ha continuato il giudice - devono seguire una strategia. I processi di estorsione non sono come gli altri: devono avere una priorità”. Secondo Prestipino “il pizzo è l’Irpef della mafia. Le organizzazioni mafiose senza queste relazioni esterne non campano. La procura palermitana ha organizzato i processi con questa logica”. Per quanto riguarda la Calabria Prestipino ha dichiarato : “Qui siamo indietro. Polizia e magistrati si pongono solo il problema di garantire l’anonimato di chi denuncia, quando invece proprio le forze di polizia dovrebbero organizzare la rivolta, il sistema antiracket. Questa è una cultura investigativa arretrata, si privilegia un rapporto personale con chi denuncia e l’episodio rimane isolato”. Prestipino ha insistito sul fatto che “la collaborazione va costruita. Dobbiamo cominciare a parlarci seriamente, abbiamo bisogno di un colpo d’ala e se non ci proviamo non voleremo mai. Le risorse umane ci sono, basta scovarle. Nel 1991 – ha fatto notare il magistrato - la situazione a Palermo non era migliore di quella attuale in Calabria, ma da lì è partito tutto”. Prestipino ha così concluso: “Abbiamo un solo nemico, non è la ‘ndrangheta, ma siamo noi stessi. Noi dobbiamo iniziare a comunicare e lasciar perdere quelli che dicono che tanto è inutile fare qualcosa contro il racket che non cambia niente”.
“L’associazionismo antiracket e la convenienza a denunciare”
09/10/2009 Nella sala consiliare di corso Numistrano a Lamezia oggi pomeriggio è iniziato il seminario nazionale organizzato dall’Ala, l’Associazione antiracket Lamezia e dal Comune. Numerosa la presenza di magistrati, esperti e studiosi del fenomeno del racket e dell’usura che sono giunti nella città della Piana da tutto il Paese e che parteciperanno ai lavori del seminario anche domani e domenica. Ad introdurre i lavori è stato Tano Grasso presidente onorario della Fai, la Federazione italiana che raggruppa tutte le associazioni antiracket, il quale ha ringraziato gli illustri ospiti e soprattutto gli organizzatori della manifestazione che ha una importante valenza nazionale nella lotta al fenomeno estorsivo. Il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, ha rimarcato la grande importanza dell’iniziativa. “ La vostra presenza qui – ha detto Speranza – è un fatto significativo ma non un episodio sporadico, non un evento che finisce al termine dei tre giorni di lavori. Da qualche anno nella nostra città c’è stata un’inversione di tendenza da quando è nata l’Ala che ha trovato un rapporto molto forte con le istituzioni: una realtà – ha ribadito Speranza – che scaverà nel profondo della coscienza cittadina”. Il sindaco di Lamezia ha poi confidato di essere “preoccupato del fatto che l’oggi è pieno di difficoltà, ma c’è piena fiducia nei confronti degli imprenditori e dei commercianti che hanno intenzione di continuare il percorso avviato dall’Ala. E’ un cammino lungo e tortuoso – ha detto ancora Speranza – ma certamente non abbiamo nessuna intenzione di demordere e di vanificare il lavoro svolto finora”. A portare il saluto dell’Ala ai seminaristi il presidente dell’associazione lametina Armando Caputo che ha prima di tutto ringraziato i soci che nel suo breve ma intenso periodo di vita hanno fatto crescere l’associazione trovando la forza e il coraggio di denunciare i loro estortori, mandando in galera pericolosi boss della criminalità locale e testimoniando anche contro di loro in tribunale”. Caputo ha invitato gli imprenditori e i commercianti lametini che ancora esitano ad uscire allo scoperto “ a rompere la cappa che sta sgretolando tutta l’economia locale e quindi creando situazione di crisi e di paura”. Giosuè Marino, commissario del governo per la lotta la racket e all’usura, ha ricordato che il Censis ha individuato 610 comuni più esposti al fenomeno estorsivo. Si tratta del 37% dei comuni delle quattro regioni ( Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) a grave rischio criminalità vessate dal racket, 13 milioni di persone ovvero il 22% della popolazione italiana. Paesi dove i tassi bancari sono alti, dove cresce la disoccupazione, il pil è basso e quindi tutta l’economia è in difficoltà. “In questo quadro – ha spiegato Marino - estorsione ed usura costituiscono un ossatura centrale. Ecco allora che l’associazionismo antiracket prende posizione in maniera netta per contrastare una realtà così complessa e difficile. Determinante – ha aggiunto il commissario – anche il ruolo mirato delle altre categorie sociali che devono fare ognuna la loro parte”. Secondo Marino “il sistema sicurezza non può essere demandato solo alle forze dell’ordine, ma tutti devono collaborare E’ importante l’azione repressiva ma anche quella preventiva e lì le istituzioni devono svolgere la loro azione visibile e incisiva. Urge una cultura della legalità partecipata e non recitata. Il governo che rappresento – ha sottolineato Marino - non solo sostiene le associazioni ma lo fa in maniera concreta con le risorse del Pon sicurezza. Su questo si è voluto dare un segnale forte al Paese e alle categorie, anche se la lotta al racket e all’usura è in realtà una missione comune”. Il procuratore della Repubblica del Tribunale di Lamezia Terme, Salvatore Vitello, ha definito il fenomeno “ un cliché soffocante. Tutti sanno che ci sono le famiglie mafiose ma di azioni di contrasto se ne vedono poche. Il mio ufficio – ha detto Vitello – ora riesce a funzionare, ma fino a qualche mese fa c’erano solo due magistrati. Fra poco saremo in cinque, ma si fa fatica ad andare avanti”. Per il procuratore “ la mafia è il nemico principale della dignità umana. Allora bisogna trovare il coraggio che la forza della mafia diventi debolezza. La legalità non può essere un termine posticcio per i convegni ma deve essere un modus vivendi e deve diventare sistema. Se la cittadinanza vede degrado si abitua e crea essa stessa situazioni degradanti. Le istituzioni e le associazioni devono camminare insieme per assicurare sicurezza e benessere alla collettività”. Al seminario è intervenuto anche Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro,il quale ha sottolineato il sostegno dell’ente camerale alla lotta contro il racket e l’usura. In particolare Abramo ha detto di sentirsi cofondatore morale dell’Ala, “ perché la Camera di Commercio ha il dovere di entrare nel sistema dell’antiracket. “Abbiamo necessità della liberalizzazione del sistema economico – ha puntualizzato il presidente dell’ente catanzarese – Ancora non riusciamo ad ingranare la marcia giusta per ottenere i risultati sperati, ma nessuno può negare che di passi avanti ne sono stati fatti e anche molto significativi”. All’incontro è intervenuto anche Florindo Rubbettino, presidente di Confindustria giovani Calabria, che ha evidenziato il fattore essenziale che “l’associazionismo antiracket si intrecci necessariamente con i percorsi delle altre associazioni e categorie. Fare antiracket oggi è certamente più facile rispetto a qualche anno fa; negli ultimi tempi, comunque, c’è stata un’accelerazione straordinaria della lotta al racket che va fatta per motivi economici e perché non si può accettare lo strapotere della mafia che è un dolo nei confronti della collettività”. Giuseppe Scandurra, presidente della Fai, ha fatto la storia dell’antiracket partita vent’anni fa da Capo d’Orlando in Sicilia grazie al coraggio e alla determinazione di Tano Grasso. In questo arco di tempo sono nate associazioni in diverse regioni italiane, e altre ne nasceranno. E’ imminente la prossima costituzione dell’antiracket a Barcellona in Sicilia ed anche ad Amantea nel cosentino. “Si tratta di un processo ormai inarrestabile – ha sottolineato Scandurra – Negli anni sono nati gli sportelli antiusura e il movimento “Addio pizzo”. Non è una svolta, ma una rivolta. Questa è la risposta concreta al ricatto mafioso”. Scandurra ha precisato che le denunce sono ancora poche rispetto all’entità del fenomeno “ ma la rivoluzione è senza precedenti. Lavoriamo per mesi per costituire un’associazione – ha aggiunto il presidente della Fai – ciò perché vogliamo essere sicuri che il gruppo una volta ufficializzato, operi al meglio e sia sempre ben radicato sul territorio”.
L’ASSOCIAZIONISMO ANTIRACKET E LA CONVENIENZA A DENUNCIARE
07/10/2009 L’ASSOCIAZIONISMO ANTIRACKET E LA CONVENIENZA A DENUNCIARE Seminario nazionale di formazione Lamezia Terme, 9, 10 e 11 ottobre 2009 Sala consiliare del Comune, Corso Numistrano * Programma Venerdì 9 ottobre Ore 16,00/16,30: Seduta d’apertura con gli interventi di saluto: - Gianni Speranza, Sindaco di Lamezia Terme - Armando Caputo presidente dell’Associazione Antiracket Lamezia - Onlus Ore 16,30/18,00: Tavola rotonda e dibattito sul tema: “L’associazionismo antiracket: potenzialità e limiti di un’esperienza ventennale” con gli interventi di: - Giosuè Marino, Commissario straordinario del Governo per la lotta al racket e all’usura - Salvatore Vitello, Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme - Paolo Abramo, Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro - Florindo Rubbettino, Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Calabria - Giuseppe Scandurra, presidente della FAI Ore 18,30/19,30: relazione di Vittorio Daniele, docente all’Università di Catanzaro, sul tema: “Criminalità mafiosa e sviluppo del mezzogiorno” Ore 19,30/20,30: relazione di Antonio Di Florio, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, sul tema: “L’attività di contrasto al racket attraverso il coinvolgimento della società civile” Sabato 10 ottobre Ore 9,00/10,00: relazione di Luigi Cannavale, magistrato della DDA di Napoli, sul tema: “Racket e antiracket nell’esperienza napoletana” Ore 10,00/11,00: relazione di Michele Prestipino, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, sul tema “Racket e antiracket nell’esperienza siciliana e calabrese” Ore 11,30/12,30: relazione di Rocco Sciarrone, docente all’Università di Torino, sul tema: “Gli imprenditori e i condizionamenti mafiosi” Ore 12,30/13,30: relazione di Vittorio Pisani, dirigente della Squadra Mobile di Napoli, sul tema: “Il rapporto tra la vittima d’estorsione, l’associazione antiracket e la polizia giudiziaria” Ore 16,00/17,00: relazione di Enzo Ciconte, docente all’Università di Roma Tre, sul tema: “Mafia e imprese tra Ottocento e Novecento” Ore 18,00/19,00: relazione di Enrico Colajanni, presidente dell’associazione antiracket di Palermo “Libero-Futuro”, sul tema: “L’esperienza del consumo critico nella strategia antiracket” Ore 19,00/20,00: relazione di Ugo Forello, componente del Comitato di solidarietà, sul tema: “Vecchie e nuove interpretazioni nell’applicazione della legislazione risarcitoria” Domenica 11 ottobre Ore 9,30/10,30: relazione di Franco Pizzuto, ufficio legale della FAI, sul tema: “La nuova legge antiusura dopo dieci anni di legislazione” Ore 10,30/11,30: relazione di Tano Grasso, presidente onorario della FAI, sul tema: “L’obbligo di denuncia dopo l’approvazione del decreto legge sulla sicurezza” Ore 12,00/13,00: conclusione con gli interventi di: - Silvana Fucito, vice presidente nazionale della FAI, coordinatrice associazioni napoletane - Maria Teresa Morano, coordinatrice regionale della Calabria - Mauro Magnano, coordinatore regionale della Sicilia
L’ASSOCIAZIONISMO ANTIRACKET E LA CONVENIENZA A DENUNCIARE
07/10/2009 Avrà inizio Venerdì 9 prossimo l’importante Seminario nazionale di aggiornamento organizzato dalla Federazione Antiracket Italiana e dall’Associazione Antiracket Lamezia. Il Seminario. Patrocinato dal Comune i Lamezia Terme, vedrà la partecipazione di oltre 100 dirigenti delle Associazioni Antiracket di tutta Italia ai quali l’incontro è specificatamente dedicato. Significative e molto qualificati i relatori dei tre giorni di seminario. Venerdì si comincia con una tavola rotonda sul tema “ L’associazionismo antiracket: potenzialità e limiti di una esperienza ventennale”cui parteciperanno, dopo i saluti del Sindaco Gianni Speranza e del Presidente di ALA Armando Caputo, Giosuè Marini – Commissario Straordinario del governo per la lotta al racket e all’usura, Salvatore Vitello – Procuratore della Repubblica del tribunale di Lamezia Terme, Paolo Abramo – Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Florindo Rubbettino – Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Calabria, Giuseppe Scandurra – Presidente della Fai. A seguire la prima relazione di Vittorio Daniele – Docente dell’ Università di Catanzaro, su “Criminalità mafiosa e sviluppo del mezzogiorno”. L’intera giornata di Sabato e la mattinata di Domenica saranno per intero dedicate alla presentazione di relazioni da parte di esperti, magistrati e studiosi, tra i quali Luigi Cannavale – Magistrato della DDA su “Racket e antiracket nell’esperienza napoletana”, Michele Prestipino su “Racket e antiracket nell’esperienza calabrese”, Rocco Sciarrone – Docente dell’Università di Torino su “ Gli imprenditori e i condizionamenti mafiosi”, Vittorio Pisani – Dirigente Squadra Mobile di Natoli su “ Il rapporto tra vittima d’estorsione, l’associazione antiracket e la polizia giudiziaria”, Enzo Ciconte – Docente all’Università i Toma Tre su “ Mafia e imprese tra ottocento e novecento”, Enrico Colajanni – Presidente dell’Associazione Antiracket di Palermo su “L’esperienza del consumo critico nella strategia antiracket”, Ugo Forello – Componente del Comitato di Solidarietà su “ Vecchie e nuove interpretazioni nell’applicazione della legislazione risarcitoria”, Franco Pizzuto – Avvocato dell’ ufficio Lgale della Fai su “La nuova legge antiusura dopo dieci anni di legislazione”, Tano Grasso – Preidente Onorario della FAI su “L’obbligo di denuncia dopo l’approvazione del decreto sulla sicurezza”. Le conclusioni del seminario con gli interventi di Silvana Fucito – Vice Presidente nazionale della FAI, MariaTeresa Morano – Coordiatrice delle Associazioni della Calabria, Mauro Magnano – Coordinatore delle Associazioni della Sicilia. Per ALA e per la Città di Lamezia il seminario rappresenta un significativo riconoscimento per l’impegno profuso in questi anni per contrastare i fenomeni delle estorsioni e dell’usura. A Lamezia sono incorso importanti processi a carico di “famiglie ‘ndrachetiste”avviati grazie alle denunce e alle testimonianze di imprenditori. Sono stati già conclusi processi con condanne e riconoscimenti di alle parti civili costituitisi ( ALA e Comune).
21/09/2009 E' on-line il regolamento per il riconoscimento di agevolazioni sui tributi locali in favore delle vittime della criminalità e dell’usura predisposto dal Comune di Lamezia Terme. http://www.comune.lamezia-terme.cz.it/files/active/0/regolamento%20atti%20estorsivi.pdf
Pagina 1 di 3 | 26 Notizie Trovate Successive
Associazione Antiracket Lamezia Onlus
Corso G.Nicotera, 130
88046 Lamezia Terme CZ
tel. +39 329 0566908
fax +39 36 329 0566908
BASTA RACKET
329 05.66.908
